domenica 4 giugno 2017

Buona domenica lettrici e lettori!
Prima di tutto, volevo darvi un'ottima notizia: ad inizio luglio, spero anche un pò prima, uscirà l'antologia fantasy dal titolo "Hyperborea", edita da Midgard Editrice, all'interno della quale è ospitato il mio nuovissimo racconto "Sywyn Yana: il demone di Kalisha"; racconto vincitore del Premio Midgard Narrativa 2017.
In questo racconto ho riversato il mio amore e la mia passione per il fantasy "old school", per il fantasy puro, delle origini, eroico e battagliero. Per intenderci quello di autori come Tracy Hickman e Margaret Weis e R.A. Salvatore; quello di Lupo Solitario, dei Librogame, di D&d e della TSR; il fantasy dal gusto avventuroso di Ice Wind Dale, di Baldur's Gate e di Neverwinter's Nights.
In anteprima, solo per voi miei lettori e per voi solamente mie lettrici, la copertina di questa fantastica antologia che vi farà sognare, divertire e desiderare di appartenere ad altri mondi.


Ed ora, mie care e miei cari, il capitolo "originale" di "Bran il Paladino: attacco al Tempio"; originale nel vero senso della parola in quanto è stato il primo capitolo che io abbia mai scritto sul personaggio di Bran Llyr. Il romanzo si è sviluppato attorno a questo capitolo che né è il vero principio laddove la scrittura del mio primo fantasy è avvenuta, come disse Orazio, in medias res.
Nel decimo capitolo del libro, la guerra ha davvero inizio in modo totale, crudo e brutale: il Tempio è sotto attacco e i Paladini e i Chierici che ivi dimorano dovranno dimostrare il loro valore, la loro fede e tutto il loro coraggio fino alle estreme conseguenze per provare ad evitare il peggio.
Non mi dilungo oltre vi lascio in compagnia di questo decimo, appassionante capitolo del mio primo romanzo fantasy.

Tempo di lettura: 10 minuti


9 – ATTACCO AL TEMPIO

<<Che lo splendore di Orus scenda su di voi>> disse Clorus alla fine della celebrazione della funzione serale alla quale, ogni Paladino di Ororia, non poteva mancare.
<<E su di te>> recitò Bran Llyr, completamente ristabilitosi, prima di avviarsi verso l’uscita della cappella assieme agli altri paladini, discutendo di quante povere persone, in città, fossero vittime dell’epidemia ancora dilagante.
<<La strada del paladino è irta di difficoltà, mio caro Bran>> fu la risposta di Thoris. <<Appena scalata una montagna c’è ne sarà sempre una più alta pronta a sfidarti>> gli spiegò con fare paterno.
<<Per la gloria di Orus siamo chiamati a combattere qualsiasi malvagità e ad accorrere in aiuto dei bisognosi, e questo è un precetto saggio e molto giusto… Ma quando ci sarà permesso di vedere uno spiraglio di luce tra le tenebre che da più parti ci circondano?>> gli chiese Bran.
<<I disegni di Orus sono troppo complessi perché noi mortali possiamo solo sperare di carpirne il senso, ma sono sicuro che tutto ne abbia… Ciò che deve sostenerci è la fiaccola della fede ed il filo del nostro spadone. La luce, come ben sai, deve essere trovata dentro i nostri cuori…>> stava dicendogli quando, d’un tratto, un rombo di tuono riempì i corridoi del Tempio.
<<Che succede?>> chiese Bran, sentendo vibrare il pavimento sotto i suoi piedi.
<<Sembra come se il Tempio stia per essere sradicato dalle fondamenta!>> gli rispose Thoris mettendo mano allo spadone. <<Seguimi!>> gli ordinò strattonandolo per un braccio, lanciandosi di corsa verso il luogo di provenienza del terribile boato al quale, ora, si erano aggiunte grida di orrore. La corsa dei due paladini, però, terminò allorquando uno squadrone di scheletri, avvolti in una vecchissima armatura arrugginita ed armati di scudo e spada, sbucò dall’angolo del corridoio.
I due paladini, pur sapendo per esperienza che lo spadone non era certo l’arma più efficace per vedersela con uno scheletro, lo estrassero prontamente dal fodero, mettendosi in posizione di guardia pronti ad affrontare il nemico.
<<Bran! Torna indietro e vai a chiamare Clorus!>> gli ordinò Thoris. 
<<Non ti lascerò affrontare da solo queste creature delle tenebre!>> gli rispose l’altro, stringendo le mani attorno all’impugnatura del suo spadone.
<<Abbiamo bisogno dell’aiuto di un Chierico! Un suo incantesimo vale più delle nostre spade in questo caso>> concluse Thoris spingendolo indietro. <<Vai!>>
<<Si Maestro, obbedisco!>>
Bran, con lo spadone in mano, tornò indietro fino alla cappella dove pochi istanti prima si era tenuta la funzione serale. Entrato, vide che Clorus era stretto tra tre scheletri che, forti della superiorità numerica, stavano avendo la meglio sulla creatura celestiale evocata dall’incantatore divino. Senza pensarci un attimo, Bran si lanciò nel mezzo della mischia spezzando l’accerchiamento degli scheletri ed ingaggiando battaglia: il primo fendente del suo spadone riuscì a tranciare di netto il braccio di uno scheletro il quale, incurante del dolore, reagì menando un terribile fendente che lo colpì alla spalla ancora leggermente dolorante ma laddove, per fortuna, c’era l’armatura di cuoio borchiato a proteggerlo. 
Approfittando della sorpresa, il celestiale scatto in avanti scaraventando a terra lo scheletro che più da vicino minacciava il chierico il quale, così, ebbe il tempo di trovare la concentrazione per lanciare un raggio di divina luce ardente che, abbattendosi sul terzo scheletro, lo ridusse ad un mucchio di cenere.
Bran, ripresosi dalla botta, menò un altro fendente che, però, mancò il bersaglio; lo scheletro, dopo aver schivato il colpo, tornò all’attacco  andando però a vuoto. L’ossuta creatura non ebbe altra occasione di nuocere al paladino il quale, raccolte tutte le sue energie, gli sferrò un calcio alle tibie mandandolo a gambe all’aria, rendendogli impossibile evitare il fendente che gli staccò la testa dal collo.
Poco più distante, la creatura celestiale evocata dal Pio Clorus ebbe la peggio sull’altro scheletro che, con un colpo ben assestato, la dissolse nell’aria.  L’esistenza dello scheletro non durò oltre poiché, con insospettabile abilità, Clorus abbatté la sua mazza ferrata sull’orrida creatura delle tenebre che finì in mille pezzi.
<<Presto, dobbiamo andare in aiuto al Maestro Thoris!>> disse Bran facendo segno al chierico, con il braccio, di seguirlo.
I due percorsero velocemente lo spazio che li separava da Thoris il quale, valorosamente, si stava battendo contro cinque agguerriti scheletri desiderosi di fargli la pelle. Il paladino dai capelli color nocciola riusciva a tener malapena testa ai numerosi nemici grazie al vantaggio conferitogli dalla lunghezza del suo spadone: due metri di rilucente acciaio robusto ed affilato. Ma altri scheletri si unirono alla lotta e Thoris, ora soverchiato, si vide costretto ad alzare le braccia al cielo, facendo cadere di mano lo spadone, ed invocare la grazia di Orus. Pochi secondi più tardi, sul pavimento si disegnò un sole dai mille raggi lucenti che, allargandosi a vista d’occhio, coprì lo spazio dell’intera area di battaglia. Quando il simbolo divino raggiunse la sua massima estensione, vi fu un’esplosione di luce accecante che costrinse Bran, e Clorus al suo fianco, a proteggersi gli occhi con il braccio. Esaurito l’effetto dell’incantesimo, la luce delle fiaccole appese sui muri illuminò gli scheletri ridotti a patetici mucchi di cenere.
Affaticato, Thoris cadde in ginocchio ma fu subito aiutato da Bran a rialzarsi in piedi.
<<Ben fatto, Maestro.>>
<<Grazie, ma non c’è tempo da perdere, Bran, dobbiamo raggiungere la Sala del Bianco Trono… Sento che lì sta per accadere qualcosa di molto grave.>>
<<Si, ho anch’io quella sensazione, ma prima lasci che curi le vostre ferite.>>
Imponendo le mani sul corpo di Thoris, il paladino dai lunghi capelli biondi salmodiò una preghiera e, in risposta, le sue mani iniziarono a brillare di dorata luce divina sanando le ferite dell’altro che, rinvigorito, raccolse lo spadone.
<<Mi faccia andare avanti, Maestro, ha già usato molta della sua magia divina.>>
<<Si Bran, accomodati>> gli rispose l’altro, lieto di potersi concedere un attimo di riposo. <<Lei stia tra noi due>> continuò rivolgendosi a Clorus.
<<Quando le lame non basteranno, saprò rendermi utile con le mie invocazioni>> assicurò il chierico dai radi capelli grigi.
I tre, senza esitazione alcuna, percorsero i corridoi del Tempio di Ororia incontrando, di tanto in tanto, la resistenza di alcuni gruppi di scheletri e qualche goblin che, anche con l’aiuto dei paladini e chierici trovati durante il percorso, riuscirono a vincere senza particolari problemi.
Il portone d’ingresso alla sala centrale del Tempio, laddove Damien, GranMaestro dei Paladini di Ororia, aveva il suo Scranno, non esisteva più e del pregevole legno del quale era costruito rimanevano solo tanti pezzi sparsi sul pavimento. Dentro e fuori del salone Bran e Thoris poterono costatare l’infuriare della battaglia: i paladini di Orus, inferiori per numero, stavano sorprendentemente reggendo all’assalto grazie al loro potere divino di scacciare i non morti, e grazie anche all’intervento dei pochi chierici che nel Tempio alloggiavano. 
Bran e Thoris, seguiti dappresso dal vecchio Clorus, si gettarono nella mischia per dare man forte ai propri compagni: Thoris impiegò tutte le sue forze magiche per incenerire quanti più non morti poté, mentre Bran lanciò un gran numero di incantesimi di guarigione per rinvigorire i propri compagni feriti. Entrambi fecero roteare i propri spadoni quando, ad intralciargli il cammino, trovavano un orrido goblin dal muso verdastro.

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Arrivati al centro della battaglia, i due paladini poterono vedere Damien battersi contro un nugolo di nemici con ferocia e furia, forza e determinazione: la scintilla di Orus era potente nel GranMaestro della Gilda e le sue invocazioni riuscivano a ridurre in cenere un gran numero di non morti. Ciononostante, la sua argentea armatura era in più parti ammaccata e dalla testa il sangue gli colava a rivoli.
Tutto d’un tratto, il pavimento tremò nuovamente e alle spalle dello schieramento di scheletri e goblin si innalzarono nuvole di fumo nerastro. 
Dal nulla comparvero dieci umani vestiti di lunghe tuniche viola bordate di nero, dagli ampi cappucci calati sulla testa e dalle braccia ricoperte di ampie maniche svolazzanti. Maghi dello stesso gruppo di quelli che, alcuni giorni prima, Bran aveva incontrato nel laboratorio sotto casa Malstorm.
Due dei fruitori di magia arcana si unirono alla compagine di non morti nel combattere la resistenza offerta dai paladini: dopo aver estratto da una tasca segreta delle loro vesti un componente magico, salmodiarono una lenta litania alla fine della quale, dai loro palmi, esplose una pioggia di dardi incantanti che, come saette, si abbatterono sui nemici con una furia brutale.
Solo l’intervanto di Thoris in aiuto di Damien salvò il GranMaestro da un brutto colpo: il suo spadone si frappose tra il capo dei paladini ed un dardo incantato che lo avrebbe preso in pieno petto. Giratosi di scatto, Damien, a corto di forze e di incantesimi, svenne tra le braccia di Thoris che, prontamente, lo portò fuori dalla battaglia.
Gli altri otto maghi, invece, se ne stettero al sicuro delle retrovie, intonando le arcani frasi di un oscuro rituale…
L’ingresso in battaglia degli incantatori arcani fu l’ago che fece pendere la bilancia dalla parte dei non morti: l’impavida resistenza dei paladini fu spezzata, mentre tra i chierici pochi ancora rimanevano in vita. Quei pochi, però, decisero di abbracciare il loro destino con lucido coraggio.
<<Giovane Bran!>> gridò Clorus all’indirizzo del paladino. <<Dì ai tuoi compagni ancora in vita ed in grado di camminare di iniziare la ritirata… Ormai il Tempio è perduto>> costatò amareggiato.
<<Non può chiederci questo! Il Codice ci impedisce di fuggire dinnanzi al male e ci impone di combatterlo finché l’ultima scintilla di vita animi le nostre membra>> fu la sua rabbiosa risposta.
<<Saggio è colui che si ritira da una battaglia persa per cercare di vincere la guerra, piuttosto che perire inutilmente in una battaglia che ormai non ha più niente da dire!>>
<<Codardo è costui!>> gli rispose il biondo paladino, stringendo l’impugnatura del suo spadone a due mani.
<<Il vostro valore è già stato provato, eroe, e l’onore della Gilda non subirà onta a causa di un tale comportamento. Se oggi doveste perire tutti, nessuno, domani, sarà in grado di fronteggiare il pericolo incombente ed il popolo vi considererebbe degli stolti per non averlo saputo avvertire e preparare alla sciagura!>>
<<Ma se abbandonassimo il Tempio nelle mani del nemico saremo indicati come pavidi pronti a scappare solo per salvarsi la pelle!>>
<<No paladino, solo dei cavalieri dotati di buon senso e di un minimo di cervello!>> replicò Clorus senza lasciare adito a contrappunto alcuno. <<Ora ritiratevi! Noi chierici cercheremo di tenerli a bada il tempo necessario a che voi lasciate questa sala.>>
<<Le vostre gesta saranno ricordate a lungo, ed i bardi canteranno le vostre virtù in tutta Ororia ed oltre>> fece il giovane Bran Llyr inchinandosi dinnanzi all’anziano guaritore.
La ritirata dei pochissimi paladini rimasti in vita non fu facile né veloce, poiché i corridoi del Tempio erano percorsi da un gran numero di goblin intenti a depredare quei posti di quanto di bello e prezioso vi fosse. I paladini, almeno, giustiziarono quei sporchi ladri a fil di spada, senza pietà alcuna. 
Usciti da quell’inferno, Thoris e Bran e gli altri, con al seguito un Damien bisognoso di essere portato in spalle, si diressero subito presso la Torre del Conclave, fulcro dell’ordine clericale di Orus.
Dei pochi chierici rimasti a coprire la ritirata dei paladini, non rimase che cenere nel vento. 

Infine, dulcis in fundo, tre tracce che per epicità non possono non accompagnare "Attacco al Tempio" così come dell'ottimo vino rosso una deliziosa cena.

Virgin Steele - A whisper of death

Stratovarius - Hunting high and low

Avantasia - The seven angels

Per oggi è tutto!
E ricordatevi, il fantasy è un sogno... Più vivido della realtà!
Zaffo