sabato 11 febbraio 2017

Bran il paladino: attacco al Tempio - Cap.5: Oscurità, trappole e mostri.

Tempo di lettura: 15 minuti

Bran non sarà solo nell'affrontare il male che ad Ororia dimora. Con lui scenderanno sul campo di battaglia tre compagni: Nemrak, giovane chierica di Orus esperta in divinazioni; il nano Rurik, un guerriero in armatura il cui unico scopo nella vita è bere birra fino a svenire e il cui unico piacere è menare la temibile ascia; infine Nin, un mezzelfo, un ladro, costretto per una volta a mettere la sua maestria con l'arco e con gli arnesi da scasso al servizio di una causa che non sia l'arricchimento personale. 
Alla guida di questa compagnia, Bran dovrà affrontare le tenebre di Casa Malstorm, i suoi orridi segreti e le insidiose creature che ivi dimorano.
Un momento decisivo per Bran, un momento di spade e magia... e di battaglia spietata.

5 – Oscurità, trappole e mostri

Prima che la lunga scalinata verso le tenebre avesse fine, Bran e Nemrak lanciarono un semplice incantesimo di luce per permettere ai loro occhi e a quelli del mezzelfo Nin, di penetrare quel nero sudario di morte.
         <<Io non ho bisogno di alcuna luce per vedere>> li informò il Nano i cui neri occhi, abituati alle profondità della terra, erano capaci di scorgere nel buio. <<Lasciatemi andare in avanscoperta. Non temo zombi né mostro alcuno>> assicurò gonfiando il petto.
         <<Si, va bene>> gli concesse Bran, splendente nel suo vestito di luce. <<Nin>> fece rivolgendosi al ladro <<tu guardale le spalle>> ordinò indicandogli la chierica, anch’egli splendente.
         <<Agli ordini>> sussurrò l’altro.
         <<Aspettate tutti un attimo>> intervenne Nemrak. <<Lasciate che lanci su tutti noi un incantamento prima di proseguire. Servirà ad occultarci agli occhi dei non morti finché staremo in silenzio e ci muoveremo con cautela>> spiegò loro prima di alzare le braccia e spandere sul gruppo una pioggerellina di bianche scintille magiche. <<Se la ritieni una buona idea>> propose poi a Bran <<suggerirei che Nin facesse un giretto per disattivare eventuali trappole.>>
         <<Si, la ritengo una buona idea>> le concesse il paladino, felice di avere con se una chierica tanto saggia. <<Non sarebbe bello farsi sorprendere nel mezzo della battaglia. Io lo accompagnerò>> aggiunse <<e tu Rurik starai qui di guardia.>>
Il nano sbuffò irritato, entusiasta com’era stato per l’idea di andare in avanscoperta e menare subito le mani.
         <<Ti assicuro che dopo ci sarà bisogno della tua ascia>> lo rassicurò Bran, sconcertato di come per qualcuno la battaglia potesse avere tanta attrattiva.
         <<La prendo come una solenne promessa>> gli rispose il guerriero, grugnendo.
         <<Puoi contarci>> concluse il biondo paladino voltandosi, poi, verso Nin per dirgli di andare.
I due, occultati alla vista di quelli che la divinazione aveva predetto essere i loro nemici, si aggirarono guardinghi per quella stanza oscura che giudicarono misurare una decina di metri per lato. La luce proiettata da Bran illuminò un ambiente con pareti e muri di pietra ai quali erano appese, in gran numero, mensole ricolme di bottiglie e boccette ricoperte dalla polvere e dalle ragnatele.
         <<Attento!>> lo avvertì Nin strattonandolo quando fece per avvicinarsi alla porta che si apriva sull’altro lato della stanza. <<Non mettere lì il tuo piede, vedo una trappola>> disse inginocchiandosi per disattivarla.
Continuarono ad aggirarsi per la stanza, senza scorgere nemmeno l’ombra di un non morto, per alcuni minuti. Apprestandosi verso il centro della stessa, i loro occhi si posarono su una vecchia libreria sulla quale, ordinatamente, erano disposti libri e pergamene anch’esse sommerse dalla polvere e dalle ragnatele. Allungando una mano, Bran ne prese uno, lo aprì e lo sfogliò: erano libri di magia che descrivevano strani rituali a lui completamente sconosciuti.
         <<Fammi dare un’occhiata>> gli chiese il mezzelfo. <<Non che sia un mago, ma qualcosa di magia la so… Sai, noi ladri ficcanasiamo ovunque e sappiamo di tutto un pò… come i bardi, credo>> gli spiegò prendendo in mano il libro, e poi un altro ed un altro ancora. <<Per quello che posso capirci parlano di portali, delle varie dimensioni che compongono l’universo e della loro struttura spazio temporale…>>
         <<Per fortuna che non te ne intendevi>> ironizzò Bran guardandolo storto.
         <<Beh… si fa di necessità virtù>> gli rispose l’altro con finta modestia.
         <<Torniamo dagli altri due>> lo invitò Bran facendogli segno con il braccio.
         <<Fatto?>> domandò Rurik ai due di ritorno.
         <<Si, fatto>> gli rispose Bran. <<La via fino all’altra parte della stanza è libera e la trappola posta sulla porta disattivata.>>
         <<Bene!>> esclamò il Nano partendo di gran carriera. <<E non provare a tirare fuori altre scuse per le quali io debba rimanere indietro… La mia pazienza ha un limite!>>
Stando dietro a Rurik, il gruppo si dispose dinnanzi alla porta, pronto a fare irruzione nella stanza accanto: Nin con un paio di frecce incoccate stava dietro al Nano, mentre Bran era al fianco di Nemrak pronto a proteggerla in caso di bisogno.
La grossa e tozza mano del guerriero si appoggiò alla maniglia e nessuna trappola scattò; solo che nemmeno scattò la serratura!
La porta era semplicemente chiusa a chiave, ma il rumore attirò le creature che si trovavano dall’altra parte le quali, nella loro gutturale lingua Abissale, si organizzarono.
Mentre ancora i quattro si trovavano ad un passo dalla porta, questa cedette sotto i colpi d’ascia di uno scheletro che, dalla porta sventrata, fece il suo ingresso alla testa di un gruppo di tre zombi urlanti.
Bran tese un braccio a protezione della chierica, facendola allontanare di qualche passo dal vivo dello scontro.
Nin, balzando agilmente di lato e rendendosi così visibile ai non morti, scagliò i suoi dardi in direzione di uno dei tre zombi che urlò, ma non cadde.
Con il sorriso a fior di labbra, invece, Rurik fece saettare la sua ascia da battaglia verso il cranio dello scheletro, sfondandogli l’elmo arrugginito. La testa del non morto rotolò a terra ma il suo corpo continuò a dare battaglia al Nano, anch’egli ora visibile, il quale fu costretto ad indietreggiare sulla difensiva.
Lo zombi con le due frecce piantante nel petto avanzò, a sua insaputa, in direzione di Bran il quale, ancora sotto l’effetto dell’incantesimo di occultamento, gli si avvicinò indisturbato per colpire agevolmente, tranciandolo letteralmente in due. A quel punto, anch’egli visibile, si lanciò in mischia contro lo zombi a lui più vicino.
Accortosi della presenza del paladino, l’orrida creatura dalla livida pelle cadente si girò di scatto per attaccare con i suoi falcetti.
Nel frattempo Nin, con un salto acrobatico, si portò alle spalle del quarto non morto ed estratto il suo kukri, un lungo coltello dalla lama ricurva, glielo piantò dritto nella nuca: la creatura si afflosciò e divenì cenere in un istante.
Dopo aver bloccato con il suo spadone i falcetti dello zombi, Bran fece un mezzo giro su se stesso così da uscire dalla portata del suo avversario; abbassò l’arma per levarla poi nuovamente sopra la sua testa e ricalarla, completando il giro, sul petto del non morto che, squarciato, si dissolse.
Voltando lo sguardo verso destra, poi, il biondo paladino poté vedere come Rurik stesse demolendo, osso dopo osso, lo scheletro gambizzato che, ormai ridotto ad una penosa creatura strisciante, cercava comunque di ghermirlo. Felice come non mai di aver menato le mani, il nano calò la sua amata ascia per infliggere il colpo di grazia.
         <<Tutto a posto?>> chiese Bran a Nemrak una volta conclusasi la schermaglia.
         <<Si, certo>> gli rispose lei, offesa.
         <<C’è qualcosa che non va?>> le chiese lui sorpreso.
         <<Non provarti mai più a trattarmi come una fragile donnina di corte!>> lo rimproverò sventolandogli l’indice sotto il naso.<<Credi che, solo perché sono una donna, non sappia difendermi?>> continuò scostandosi l’argenteo mantello sotto il quale, appese alla cintura, stavano le sue armi: una piccola balestra ad una mano ed un grosso randello.
In effetti Bran, accecato dalla sua bellezza, aveva visto in lei solo una splendida donna e come tale la considerava, ma ciò che si era dimenticato è che Nemrak era anche una Chierica e come tale istruita non solo nelle arti divine ma anche nei rudimenti dell’arte marziale.
         <<Non accadrà più>> riuscì a dire. <<Solo che…>>
         <<Non voglio sentire altro>> lo interruppe lei impugnando il randello. <<Ed ora andiamo>> tagliò corto, facendogli segno di proseguire.
Scavalcando i resti della porta abbattuta, i quattro entrarono in una stanza del tutto simile a quella che avevano appena lasciato.
D’un tratto però, Rurik scomparve dal cerchio di luce gettato da Bran come se fosse stato trascinato via di peso. Il rumore della sua armatura cozzante contro la pietra del pavimento riempì l’aria stantia. Bran mosse alcuni passi verso il punto dove il nano era sparito ma, colto alla sprovvista, si sentì afferrare al collo da mani fredde e vellutate. Girando la testa per vedere chi, o che cosa, lo stesse strozzando non riuscì a scorgere altro che due occhi rosso sangue.
A quel punto Nin scattò verso il paladino seguendo la luce da lui emanata. Incoccate due frecce, le tirò mirando ad una specie di nube nerastra dai contorni vagamente umanoidi che sovrastava il paladino: le frecce volarono contro il bersaglio, centrandolo ma attraversandolo come avrebbero attraversato l’aria.
Nel frattempo Nemrak, stringendo la mano attorno all’impugnatura del suo randello, accorse in aiuto del nano che trovò intento a dimenarsi a terra nell’inutile tentativo di liberarsi dalla stretta di un fumoso nemico.
         <<Spettri!>> urlò la chierica sperando che Bran l’udisse; così fu.
Nello stesso istante in cui, kukri alla mano, Nin si gettò sull’ombra, il paladino riuscì a stringere nella mano il medaglione a foggia di sole raggiante, simbolo di Orus, e alcuni secondi dopo vi fu un’esplosione di luce che illuminò la stanza a giorno. Lo spettro cacciò un urlo stridulo e mollò la presa sul collo del giovane paladino il quale, approfittando di quel momento di tregua, si sfilò l’amuleto tendendolo verso la creatura d’ombra come anatema contro di essa. Lo spettro, stordito ed infastidito dalla luce per lui insopportabile che  il simbolo di Orus sprigionava, fu impossibilitato a contrattaccare.
         <<Vai dagli altri! Cerca di portarli qui!>> ordinò al ladro il quale, di corsa, schizzò verso la luce visibile all’altro capo della stanza.
Arrivato lì, Nin poté vedere la chierica nel gesto di colpire con il suo grosso randello lo spettro che come fumo nel vento si dissolse.
         <<Venite! Di qua!>> esclamò il ladro all’indirizzo degli altri due mentre Rurik si rialzava da terra massaggiandosi il collo.
I tre raggiunsero Bran che teneva sotto il suo potere lo spettro.
         <<Cosa troveremo in questo posto?>> udirono il paladino chiedere a gran voce allo spettro. <<Rispondi maledetta creatura delle tenebre!>> gli intimò avvicinandogli il medaglione a pochi centimetri da quella che sembrava essere la faccia.
Lo spettro si limitò a scuotere la testa e stridere.
         <<Rispondimi! So che puoi capire le mie parole, il tuo aspetto rivela che eri umano un tempo!>> gli gridò contro Bran, ma la creatura d’ombra, iniziando ad evaporare, urlo solo “morte!”. Quella parola riecheggiò acuta e spaventosa nella stanza, avendo la voce dello spettro una nota sovrannaturale. Gridando “morte!” sempre più forte, l’ombra svanì in fumo.
         <<Ed ora dove si va?>> chiese Rurik al paladino.
         <<Credo che dovremo prendere una delle due porte affidandoci alla sorte>> gli rispose rimettendosi al collo l’amuleto.
         <<Prima di proseguire penso sia utile benedire le loro armi>> intervenne Nemrak rivolgendosi anch’ella a Bran. <<Non vorrei ritrovarmi nella stessa situazione di poco fa.>>
         <<Per questo il tuo randello ha avuto successo dove le mie frecce hanno fallito?>> gli domandò Nin, curioso.
         <<Proprio per questo>> gli spiegò Nemrak. <<Lo stesso vale per il suo spadone>> aggiunse indicando il giovane paladino.
         <<Allora eccoti la faretra ed il mio kukri.>>
         <<Alla tua ascia ci penso io>> disse Bran al Nano tendendogli le mani.
         <<Se ciò è proprio necessario>> gli rispose il guerriero, riluttante a far impugnare la sua amata arma a qualcun altro.
Le mani dei due incantatori divini, quasi all’unisono, si illuminarono trasmettendo l’energia magica alle armi che impugnavano.

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Con le armi benedette in pugno, il gruppo continuò ad avanzare scegliendo di aprire la porta di destra.
         <<Assicurati che sia anche disserrata, questa volta>> fece notare Rurik al ladro, in tono brusco.
         <<Solo perché prima ho avuto una svista non vuol dire che non sia ancora uno dei ladri più rinomati del Regno>> gli fece notare l’altro con una certa altezzosità, ricevendo di ritorno un grugnito di disapprovazione.
Il buio corridoio che si srotolava dinnanzi a loro proseguiva per un paio di metri prima di svoltare a destra. I quattro, con in testa Rurik, superarono la svolta solo per scoprire che il corridoio si snodava ancora dinnanzi ai loro piedi. Seguendone il corso tortuoso, il gruppo di avventurieri si trovò davanti ad un’apertura nel muro di pietra che immetteva in un ambiente debolmente illuminato.
Nin, dal passo felpato come quello di un felino, scattò in avanti silenziosamente per dare una sbirciatina all’interno. Avvicinatosi all’apertura, spalle al muro, protese la testa leggermente in avanti permettendo ai suoi occhi di carpire l’immagine di ciò che gli sembrò una mezza via tra un laboratorio e una cappella. Sotto la statua di un mostro mezzo donna e mezzo cane, infatti, stava un basso altare sul quale era adagiata una carogna mutilata di un animale. Ai lati del salone stavano una dozzina di alambicchi alchemici affollati di ogni sorta di bottiglie, bocce e pozioni, di cui alcune fumanti ed altre dai colori sgargianti. Su alcuni di questi tavoli, sormontati da mensole ricolme di libri, erano al lavoro uomini vestiti di ampie tuniche viola bordate di nero sulle quali, poté notare Nin quando uno di loro si girò, erano ricamate teste di sciacallo identiche a quella della statua. Ammassati agli angoli della stanza, poi, stavano cestoni ricolmi di lucide mele rosse.
Tornato dagli altri, il mezzelfo riferì il tutto.
         <<Maghi>> sentenziò Nemrak con il disgusto sulla faccia.
         <<Adepti della Nera Gemella>> aggiunse Bran con ancora maggior disgusto <<intenti ad avvelenare il cibo da distribuire ai poveri di Ororia così da diffondere l’epidemia>> dedusse.
         <<Il potere della Nera Gemella deve essersi di molto accresciuto ultimamente se ha fatto sì che parte della sua chiesa stabilisse una base proprio qui in città>> giudicò la chierica.
         <<Mi chiedo cosa stia a significare tutto ciò?>> si chiese il giovane paladino dagli occhi azzurri. <<Di certo nulla di buono>> si rispose in un sussurro.
         <<Beh, che aspettiamo?>> si intromise Rurik sistemandosi l’ascia in spalla.
         <<Per quanto i maghi non mi vadano a genio>> gli disse Bran <<devo riconoscere che possono essere pericolosi, e anche molto.>>
         <<Dobbiamo fare attenzione, non possiamo agire d’istinto>> concordò Nemrak.
         <<Hai con te qualche trappola?>> chiese il paladino a Nin.
         <<Si, certo, che domande>> gli rispose l’altro frugando nella sua borsa. <<Eccone qui una>> continuò mostrandogliela.
         <<Bene; ce la faresti a piazzarla appena fuori dell’ingresso senza essere visto né sentito?>>
         <<Con un pò di fortuna… Sì, credo di potercela fare.>>
         <<Allora penso che dovresti metterti all’opera>> gli ordinò il Bran. <<Li attireremo fuori così da farli cadere nella trappola e, se ce ne saranno degli altri ancora in vita, approfitteremo della sorpresa per ingaggiare un corpo a corpo dal quale dovremo uscire vincitori senza molte difficoltà.>>
         <<Mi sembra un buon piano>> confermò il mezzelfo. <<E penso di poterlo migliorare attivando anche questa>> disse tirando fuori dalla sua borsa una pergamena ingiallita.
         <<Cos’è?>> volle sapere Bran.
         <<Una pergamena del silenzio. Se non erro, i maghi devono pronunciare le esatte parole di ogni incantesimo per poterlo lanciare. Rendendoli muti per un pò li priveremo della loro arma più efficace...>>
         <<Ottima idea>> concordò il biondo paladino.
Senza perdere un solo istante, Nin si prodigò per piazzare la trappola, in silenzio e il più in fretta possibile. Una volta attivato il trabocchetto, il ladro lanciò un fischio per attirare su di sé l’attenzione dei nemici.
Un vecchio mago canuto, il più vicino all’apertura sulla parete rocciosa, mise la testa fuori del laboratorio scorgendo poco più in là la sagoma del mezzelfo. Facendo un passo in avanti, per vedere meglio chi fosse ad attirare la sua attenzione, finì nella trappola la quale, con un leggero clic, scattò inesorabilmente: dal pavimento si produsse una fiammata gialla e rossa che investì in pieno il vecchio mago, sbalzandolo a terra, carbonizzato.
A quel punto, Nin fece irruzione nel laboratorio lanciando l’incantesimo del silenzio.
Dietro di lui venivano Rurik, Bran e Nemrak, tutti pronti a lanciarsi all’attacco.
L’area d’effetto del silenzio, però, non fu così estesa e un giovane mago, rannicchiatosi in un angolo, riuscì a starne fuori. Lesto, ne approfittò per evocare un ragno gigante il quale, tra sbuffi di fumo rovente, si materializzò s fronteggiare il ladro. Mantenendo il sangue freddo, Nin incoccò un paio di frecce, tese la corda del suo arco lungo e, mentre il ragno urlante avanzava verso di lui, scagliò centrandolo in pieno.
Quando Rurik, seguito dal paladino e dalla chierica, fece il suo ingresso, vide un ragno gigante impennarsi davanti al mezzelfo intento a schivare le zampate mortali della temibile creatura. Dietro al ragno, due maghi sfoderarono il loro pugnale pronti a balzare contro il ladro.
In fondo alla stanza, invece, stava un mago abbigliato di una veste viola orlata di nero, intento a gesticolare e proferire arcane parole.
Vedendo il mezzelfo in grande difficoltà, il nano non ci pensò due volte a lanciarsi verso i due maghi intenzionati a coglierlo di sorpresa..
<<Voi pensate a quel schifoso mago!>> gridò a Bran e a Nemrak prima di superare il ragno gigante passandogli sotto il ventre.
Trovatisi a faccia a faccia con un Rurik la cui ascia roteava sibilando, i due maghi, colti di sorpresa, finirono gambizzati senza nemmeno accorgersene: morirono dissanguati tra atroci dolori. 
Approfittando del momento di distrazione dell’orrida creatura, accortasi di avere altri nemici, Nin gli sparò contro altre due frecce che, sibilanti, si conficcarono nel ventre del ragno il quale, ora infuriato, si girò per affrontare Rurik menando zampate a destra e a manca.
Dal canto suo, il nano, soddisfatto di aver versato un pò di sangue di mago, schivò la prima zampata preparandosi a contrattaccare ma, il secondo attacco del mostro andò a segnò, sbattendolo a terra.
Bran, voltandosi verso destra e vedendo le mani del giovane mago luccicare di una nera luce nebulosa che andava coagulandosi, alzò lo spadone verso il nemico buttandosi su di lui a capofitto. Troppo tardi, però, poiché quattro dardi incantati volarono verso di lui cogliendolo in pieno petto.
Nel frattempo, rotolandosi a terra, Rurik riuscì a schivare un terzo attacco portato dal ragno gigante, non più con le zampe acuminate bensì con il lungo pungiglione che gli spuntava da dietro. Il nano, esperto guerriero, decise di contrattaccare sferrando un colpo ad un paio delle otto zampe della creatura, un colpo talmente vigoroso che riuscì a tranciarle entrambe di netto costringendo il ragno a zoppicare.
Fatto un balzo indietro, anche Nin attaccò, mirando ad un paio dei molti occhi rossi della temibile creatura.
Dall’altra parte della stanza, Nemrak si trovò a fronteggiare il giovane mago che, ormai alle strette, dovette sfoderare il suo pugnale non avendo più il tempo di formulare un altro incantesimo. Incalzato dalla chierica, il ragazzo dalle vesti svolazzanti puntò dritto davanti a lui con l’arma spianata mancando però il bersaglio e sentendosi, qualche istante dopo, spaccare i denti e la mandibola sotto il colpo infertogli dal randello di Nemrak la quale, squadrandolo con occhi di ghiaccio, menò anche il colpo di grazia: schegge di cranio e fiotti di materia grigia le schizzarono tutt’attorno e sulle vesti.
Bran, che sebbene ancora fumante dopo la bordata ricevuta era riuscito a mettersi in ginocchio per rifiatare, si trovava alla portata del ragno gigante. L’orrida creatura, infatti, si girò di scatto proprio per piantare il suo pungiglione velenoso tra le scapole del paladino.
         <<Alle spalle!>> gli gridò la chierica con tutto il fiato che aveva nei polmoni.
Anche se avesse sentito, per Bran non ci sarebbe stato scampo, poiché il ragno ormai incombeva su di lui con la sua scura mole pregustandosi la sensazione di infilzare della fresca carne tenera sennonché, proprio quando sembrava la fine, i contorni della creatura sbiadirono mentre il corpo diventava semitrasparente per evaporare, poi, nel nulla.
         <<Con la morte del mago tutti i suoi incantesimi perdono efficacia>> gli spiegò poi Nin, risistemando nella faretra le frecce che aveva estratte.
La temporanea tranquillità di quel momento di silenzio fu subito spezzata da un sordo cigolio come di pietra che raschiasse su altra pietra. Dando una veloce occhiata alla stanza, il mezzelfo riuscì a notare come gli occhi della grande statua dalla testa di cane si fossero mossi.
         <<Qualcuno ci osserva per il mezzo della statua>> gridò rivolgendosi agli altri tre ma, il suo grido, fu coperto dal rombo di un’esplosione. Dalla polvere sollevata dall’onda d’urto apparvero come dal nulla cinque non morti: tre zombi armati di catene e falcetto e due scheletri in armatura con in mano scudo e spada.
Uno degli zombi si materializzò accanto al paladino ancora in ginocchio e, senza pensarci un istante, menò un colpo che avrebbe aperto uno squarcio nella schiena del giovane se questi non avesse indossato l’armatura di cuoio borchiato; ciononostante, la lama del falcetto gli provocò una lunga ferita profonda che iniziò a sanguinare subito copiosamente.
Il grido di dolore lanciato da Bran ebbe l’effetto di scuotere i suoi tre compagni dalla sorpresa.
Nemrak fece qualche passo indietro così da cercare la concentrazione di cui aveva bisogno per incanalare l’energia che le avrebbe permesso di scacciare i non morti.
Nello stesso istante, invece, Rurik e Nin si mossero verso i nemici: il nano roteando al di sopra della sua testa la temibile ascia ed il mezzelfo incoccando due frecce le quali, veloci e precise, volarono verso lo zombi che stava per strozzare Bran con le sue catene.
Messosi a tracolla l’arco, Nin sfoderò il kukri per piantarlo in profondità nella gola del non morto che si accasciò a terra, contorcendosi. Dopo aver liberato il collo del paladino dalle catene, il ladro si dedico a finire il non morto pugnalandolo mortalmente svariate volte finché, urlante, non si polverizzò.
Poco distante, Rurik stava tenendo a bada le altre quattro creature non morte: schivando i colpi di spadone degli scheletri, i più pericolosi, e limitandosi a parare o incassare nel peggiore dei casi i fendenti portati dagli zombi con il falcetto. In tal modo, dava la possibilità a Nemrak di preparare l’incantesimo il quale, puntuale, le esplose dai palmi delle mani riducendo in polvere gli scheletri ed intimorendo i due zombi i quali, come accecati, indietreggiarono di qualche passo lasciando al guerriero nanico l’iniziativa.
Con il sorriso a fior di labbra, nonostante la ferita sanguinante sulla fronte e le varie ammaccature, Rurik ingaggiò un nuovo corpo a corpo con i due zombi abbattendone uno in un sol colpo ben assestato tra gli occhi. L’altro non morto, però, ripreso un minimo di coraggio, riuscì a schivare il colpo d’ascia per contrattaccare facendo sibilare la sua catena a pochi centimetri dal volto del guerriero il quale, dal canto suo, fu sollevato nell’udire l’ormai familiare sibilo delle frecce elfiche che solcavano l’aria in direzione del nemico. Così, al nano non rimase che dargli il colpo di grazia.
         <<Usciamo subito di qui!>> gridò Nemrak inginocchiatasi sul paladino ferito, cercando di farlo rialzare.
In suo aiuto arrivò anche Rurik che, messosi il giovane in spalle, lo sostenne per tutto il tragitto fino alla stanza dalla quale erano arrivati.

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Una volta che Rurik ebbe adagiato Bran sul freddo pavimento di pietra, Nemrak si dedicò a prestargli le prime cure mentre Nin si prodigava a serrare le porte onde impedire l’irruzione da parte di altri nemici.
         <<Posso curarmi da solo>> le disse tossendo dopo aver mandato giù un pò d’acqua.
         <<No, conserva le tue energia divine per dopo>> gli rispose la chierica. <<E poi, mi credi una sprovveduta?>> gli chiese mostrandogli una boccettina piena di liquido verde. <<Non vado mai all’avventura senza qualche pozione curativa>> lo informò lei con il sorriso a fior di labbra, porgendogliela. <<Bevine una anche tu>> disse poi rivolgendosi al Nano dopo che Bran ebbe preso la sua dose.
         <<Solo perché non so cosa ci aspetti lì dietro>> fece Rurik indicandole l’altra porta, quella che avevano deciso di non aprire prima. <<Che saporaccio!>> commentò dopo averla mandata giù d’un fiato. <<Potrebbero aromatizzarla alla birra…>> concluse asciugandosi la barba con il dorso della mano.
         <<Immagino sia perché la birra non ha tali proprietà curative>> gli rispose Bran rimettendosi in piedi, perfettamente in forze.
         <<Questo è quello che dici tu!>> gli fece l’altro puntandogli l’indice contro <<Ricorda che chi beve birra campa trecento anni!>>
         <<Ma non rimarremo vivi a lungo se non usciamo di qui>> si intromise il mezzelfo che, grazie al suo udito particolarmente fino, aveva avvertito prima degli altri il pericolo. <<Quella maledetta creatura mezzo donna e mezzo cane deve aver evocato altri mostri, sento i loro passi avvicinarsi.>>
         <<Sarà meglio non farsi trovare qui>> osservò Bran. <<Andiamo>> ordinò, spingendo la maniglia per aprire l’altra porta, quella di sinistra.      


Niente di meglio, amici ed amiche e lettrici e lettori, di un pò si musica per allietare la lettura (in verità anche il pre e il post lettura).
Per accompagnare questo quinto capitolo di "Bran il paladino: attacco al Tempio", il vostro Zaffo vi consiglia: 


Manowar: "Hail and kill" dall'album "Kings of Metal" (1988)



      Virgin Steele: "A wisper of death" dall'album "Invictus" (1998)



       Hammerfall: "Stronger than all" dall'album "Legacy of Kings" (1998)

Zaffo