lunedì 2 gennaio 2017

Bran il Paladino: attacco al Tempio - Cap.3: Sacrificio

Buongiorno amici lettori e amiche lettrici...
Tanti tanti auguri di buon anno nuovo!
Spero che questo 2017 possa regalarci tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno, al di là di quel che desideriamo.


Vi porgo i miei migliori auguri con questo capitolo di "Bran il Paladino: attacco al Tempio", il mio primo romanzo heroic fantasy.
Un capitolo molto emozionale, in cui si mescolano sentimenti che apparentemente non potrebbero o non dovrebbero trovare spazio all'interno di una stessa situazione: eppure vita e morte sono le due facce di una stessa medaglia proprio come l'odio e l'amore, la rabbia e la felicità... Forse, tutto dipende dal punto di vista.
Spero di darvi, in dieci minuti, almeno un pizzico di emozione e, se almeno una lacrimuccia scenderà sulle vostre guance, fatemelo sapere.
A tutti e a tutte voi, buon anno e buona lettura.


Tempo di lettura: 10 min

Prima che la signora Malstorm potesse finire il lavoro cominciato dal demone alato, Bran Llyr è stato soccorso da quattro concittadini i quali, su una barella improvvisata, l'hanno portato nei pressi del Tempio: dopo esser stato attaccato dalle forze oscure, quindi, Bran si trova ora al sicuro tra le mura del Tempio dei Paladini di Ororia...
Tra quei quattro uomini, c'era Ed: l'artigiano la cui moglie è stata curata da Bran nei capitoli precedenti.
Sembra tutto finito: Ed sta tornando a casa, felice e contento della ricompensa guadagnata e della benedizione di Orus su di lui.
Invece tutto ha inizio: Bran Llyr intraprende un viaggio al di fuori del proprio corpo, attraverso gli occhi di Ed, le sue mani e le sue sensazioni, il giovane paladino sarà impotente testimone di un orribile triplo omicidio. La signora Malstorm si rivelerà per quello che è: una creatura serva del male capace di costringere Ed e la sua famiglia ad un orribile sacrificio. 


3 - SACRIFICIO

Quando, dopo aver accettato con estrema gratitudine la ricompensa promessagli, Ed si accinse a congedarsi da Damien, Gran Maestro della Gilda dei Paladini di Ororia, Bran era lì!
Anzi era come se fosse stato Bran stesso a stringere il forte braccio del capo dei paladini in segno di saluto. Quelle mani sporche e callose che vedeva come proprie, però, si muovevano senza che lui gli avesse comandato di farlo. In un lampo di folgorazione, il giovane paladino riconobbe quelle mani come le mani di Ed, l’artigiano che aveva chiesto il suo aiuto per curare la moglie colta da quella strana malattia che si stava diffondendo in città; il padre di quella graziosa ragazzina dai capelli rossi e dalle guance spruzzate di simpatiche lentiggini, la piccola Sandra.
Dopo aver lasciato il Tempio con in mano un borsello colmo di monete ed il cuore pieno della benedizione di Orus, lui, o meglio Ed, non riuscì a capire bene, si avviò verso casa assieme agli altri quattro che avevano condotto Bran fino al Tempio in portantina.
La notte era davvero fredda, tanto che Bran poté sentire il gelo insinuarsi sotto il pastrano di lana… lo stesso pastrano che aveva visto indossare ad Ed!
In un cielo per metà coperto da scure nubi, la Luna spandeva la sua languida luce colmando di pallore le vie di Ororia.
Portandosi le mani alla testa, Bran si sistemò il berretto di lana che un’improvvisa folata di vento minacciò di far volare via… Da quando in qua aveva iniziato a portare il berretto di lana? Si chiese. Possibile che il veleno dell’Imp lo avesse fatto uscire di senno? Quella era l’unica risposta che seppe darsi.
Con gli occhi di Ed, il giovane paladino scorse poco distante una casa di pietra dal tetto basso e piatto.
         <<Buona notte Ed!>> gli augurò un uomo al suo fianco, che Bran non riconobbe.
      <<Buona notte a te, Ciad>> gli rispose, rendendosi conto che quella voce e quelle parole non erano sue.
Entrato in casa, Bran vide che il fuoco nel caminetto stava quasi per spegnersi. Giratosi per prendere altra legna, scorse un bigliettino sul tavolo. Curioso lo aprì: “Caro papà, siamo dalla vicina. La mamma si è svegliata e così la Signora Malstorm si è offerta di preparargli una tisana ed alcuni biscotti” recitava il foglietto, in una bella scrittura cicciotta e spaziosa che Ed riconobbe come quella della piccola Sandra.
Bran avrebbe voluto gridare, dire ad Ed di non entrare in quella casa bensì di cercare al Tempio l’aiuto necessario per andarsi a riprendere moglie e figlia. Lo avrebbe preso a schiaffi pur di impedirgli di mettere piede in quella lugubre dimora, ma nessun suono gli uscì di bocca e nessun muscolo rispose al suo appello.
Dopo aver riattizzato il fuoco, quelle grosse mani callose infilarono il bigliettino in tasca per posarsi, poco dopo, sulla maniglia della porta la quale si aprì per richiudersi un istante dopo. Il freddo lo investì ancora una volta.
Fischiettando, Ed si diresse verso la casa che si trovava infondo alla via: ancora una volta, nessuna luce filtrava dalle imposte chiuse e ancora una volta Bran poté leggere il cartello “Casa Malstorm. Opere di carità”.
Se avesse potuto ordinare a quelle gambe di girare su se stesse e fuggire di lì alla massima velocità, Bran lo avrebbe fatto, per il bene di Ed, ma quel corpo non gli apparteneva, si rese conto, sconsolato.
Attraverso gli occhi dell’artigiano, Bran Llyr poté osservare la porta di casa Malstorm aprirsi lentamente sul solito ambiente lugubre ed ombroso. La signora Malstorm, sorridente e gentile, invitò Ed ad entrare in casa.
         <<La prego di sedersi e gustare un pò di questa ottima tisana>> lo invitò mettendogli dinnanzi una tazza fumante ed un piattino colmo di biscotti.
         <<Mia moglie e mia figlia?>> le chiese Ed sorseggiando la dolce bevanda.
         <<Oh, non si preoccupi, giacciono di là assieme>> gli rispose la signora Malstorm, sottovoce, portandosi il dito indice davanti alla bocca.
         <<Beh, l’ora è tarda, ha ragione signora>> fece l’uomo degustando anche uno di quegli ottimi biscotti al burro.
         <<Può rimanere anche lei qui a dormire, se non ha voglia di passare la notte da solo…>>
         <<La ringrazio di cuore, signora Malstorm, ma mi basterà dare un’occhiata ai miei due angeli, non vorrei svegliarle… Sempre se non le danno disturbo per stanotte…>>
         <<Certo che no mio caro! Anzi, mi ha fatto molto piacere averle in casa>> lo rassicurò la donna, invitandolo ad accedere alla stanza adiacente.
         <<Ecco, vada ad augurar loro la buona notte.>>
         <<Grazie ancora>> le disse Ed scusandosi del disturbo.
Alzandosi dalla sedia, però, le sue gambe cedettero per un istante.
         <<C’è qualcosa che non va, caro Ed?>> gli chiese la donna con fare preoccupato.
         <<No, no>> rispose lui appoggiandosi al muro. <<Deve essere solo la stanchezza accumulata, niente di più>> continuò apprestandosi alla porta la quale, di scatto, si chiuse alle sue spalle.
A quel punto, l’anima di Bran gridò tutto il suo disgusto, il suo sgomento, la sua ira e la sua indignazione, ma nessun orecchio poté cogliere quelle urla disperate.
Gli occhi di Ed, attraverso i quali Bran vedeva, ci misero alcuni istanti ad abituarsi all’oscurità di quella stanza illuminata soltanto da cinque candele di cera nera. Nello stesso istante in cui la vista gli si schiarì, la mandibola gli cadde ed un tremore paralizzante gli scorse lungo tutto il corpo.
Bran poté sentire le lacrime scorrergli lungo le guance, lacrime amare e brucianti. Il cuore del paladino ebbe un sussulto ma era come se fosse incatenato così da non poter far esplodere la magia che covava.
Dalla gola di Ed scoppiò un verso disumano, un grido raschiante subito accompagnato da conati di vomito. Alzati gli occhi verso la signora Malstorm, Ed la vide trasformarsi in una creatura da incubo: i suoi lineamenti si sfaldarono come d’incanto per lasciar emergere un muso bestiale, da cane. Il naso gli si allungò mentre la fronte prese ad arretrare trascinando con sé gli occhi che, da grandi e scintillanti, divennero piccoli e neri; i bei denti, bianchi e regolari, lasciarono il posto ad una fila di fauci insanguinate in cui spiccavano i lunghi canini appuntiti.
A quella vista Ed rimase impietrito.
L’orrida creatura si avviò con misurata lentezza verso i corpi dilaniati delle due vittime: Sandra e sua madre. Il sangue sgorgava ancora dalle loro viscere, caldo e copioso, coagulandosi per terra in scarlatte pozze leggermente fumanti. Come se un tale orrendo spettacolo non bastasse, le teste delle due vittime si girarono di scatto verso Ed il quale, ora colmo di rabbia, avrebbe voluto gettarsi sul mostro con tutta la foga di cui era capace solo che, stavolta, braccia e gambe non risposero al loro padrone.
Bran, squassato dal dolore, disperato ed affranto, pregò Orus perché tutta quella malvagità avesse fine all’istante; ma così non fu.
Gli occhi di sua moglie e di sua figlia, ancora vivi e lucenti a testimoniare la loro coscienza, erano pieni di lacrime e sangue mentre dalle loro bocche, ad ogni affondo delle fauci del mostro nelle loro carni, si levavano urla pietose e strazianti.
Dopo aver pasteggiato sui due corpi, immobili e squartati, quella che era stata la signora Malstorm si avvicinò ad Ed che provò a fuggire, senza riuscirci.
         <<E’ l’effetto di quella tisana, mio caro Ed>> ruggì la testa di cane. <<Intorpidisce il corpo, immobilizzando la vittima sacrificale, lasciando però che la stessa abbia il tormento di rimanere cosciente per sentire le sue carni strapparsi di dosso, morso dopo morso>> ruggì ancora.
Preso Ed per i capelli, il mostro lo sollevò fino all’altezza dei suoi occhi permettendogli di vedere che, al centro di un pentacolo le cui punte erano costituite dalle candele, tra l’altare sul quale era posta sua moglie e quello sul quale giaceva la piccola Sandra, ce ne era uno di vuoto, apposta per lui.
Il mostro dalla testa canina lo sbatté sulla fredda pietra dell’altare senza grazia alcuna: l’uomo sentì alcune ossa rompersi provocandogli un dolore lancinante che gli strappò un urlo; lo stesso urlo scaturì terribile anche dall’anima del giovane paladino, costretto a guardare la scena, impotente.
Tutto ciò che Ed e sua moglie non riuscirono a dirsi, lo capirono guardandosi negli occhi gonfi e rossi dal pianto.
         <<Che Orus abbia pietà delle nostre anime e conceda al nostro amore di fiorire puro e candido nel suo Bianco Regno>> gli sussurrò la moglie, gemendo, tra un urlo e l’altro.
         <<Avrei voluto regalarti il mondo intero, amore mio>> gli rispose Ed stringendo i denti. <<Ma ho fallito in tutto>> si rammaricò.
         <<Non è vero>> gli rispose lei, mentre la sua anima già iniziava a distaccarsi dal corpo martoriato. <<Con te ho trovato qualcosa che vale più dell’oro di tutto il Regno, un amore sincero che non ha prezzo e insieme abbiamo condiviso momenti di una gioia indescrivibile… Sarei pronta a disfarmi delle ricchezze di una Regina per un tuo abbraccio soltanto!>> riuscì a terminare, prima di intraprendere l’ultimo viaggio.
L’anima della donna si levò splendente sopra le teste di Ed e di Sandra, apparendogli come un angelo dalle grandi ali bianche, sorridente e beata.
         <<Vi aspetto, tesori miei!>> disse loro prima di essere richiamata verso la bianca luce.
Ed allora, ormai incurante di una morte che gli avrebbe portato solo sollievo, intonò alla sua piccola Sandra quella ninna nanna che la madre era solita cantargli nelle notti più buie:

Dorme il cane nel canile,
dorme il gatto sul fienile;
la gallina nel pollaio,
la formica al formicaio.
Dorme il pesce in fondo al mare,
dorme il sole e il casolare,
dorme il passero sul tetto,
dorme la bimba nel suo letto.
Dormi tu che dormo anch'io
nella pace del Bianco Dio.”

Cantilenando assieme quella dolce melodia, padre e figlia si addormentarono per sempre librandosi così, alcuni minuti dopo, verso le braccia del Bianco Orus.
Nello stesso istante Bran Llyr, madido di sudore e con gli azzurri occhi colmi di brucianti lacrime, si svegliò cacciando un urlo così terrificante che si sparse per i corridoi del Tempio come un eco di un mare in burrasca; un urlo di disperato dolore ed infinito terrore, di rabbia e bestiale sete di vendetta, poiché un male così perverso e crudele non sarebbe potuto rimanere impunito.


Non possono mancare i suggerimenti musicali... Usate queste tre canzoni che vi suggerisco per entrare in sintonia con questo bel capitolo. La musica apre nuovi mondi e finestre ariose sui mondi fantastici!
Godetevi questi tre titoli: 

Death SS - The cannibal Queen

Evanescence - Sweet sacrifice

Disturbed - The sound of silence

Zaffo