mercoledì 28 dicembre 2016

Intervista all'autrice: Sara Di Furia

Buongiorno amici e buongiorno amiche.
Sono lieto di pubblicare l'intervista fatta ad un'autrice che di fantasy e letteratura ha davvero molto da dire e tutto interessantissimo: Sara di Furia.
Una scrittrice di lungo corso che sono sicuro sarà sulla cresta dell'onda per ancora molto moltissimo tempo; di lei sentiremo ancora parlare presto e, ovviamente, degli echi dei suoi successi "Ilfantasysecondozaffo" sarà testimone.

Ho conosciuto Sara di Furia grazie al suo penultimo lavoro,
Sono rimasto piacevolmente colpito soprattutto da tre cose: la fluidità di lettura e la precisione dello stile con cui Sara Di Furia rende le sue pagine piacevoli e scorrevoli; l'amore per il dettaglio che l'autrice esprime nella descrizione approfondita dei suoi personaggi, dei luoghi e degli avvenimenti storici che fanno da sfondo alle sue storie e, dulcis in fundo, la trama del romanzo che tiene il lettore costantemente sul filo della narrazione.
Tre caratteristiche che, a mio avviso, denotano un talento indiscusso che Sara di Furia, però, è riuscita ad affinare ed affilare attraverso un percorso di approfondimento, studio e duro lavoro che la rende degna di essere annoverata tra gli scrittori non più emergenti ma decisamente di alto livello.

Ciancio alle bande 😆; gustatevi l'intervista che, sono sicuro, vi aprirà ampi orizzonti sulla vita di una donna con la D maiuscola, Professoressa, mamma, moglie e scrittrice di talento e successo... Un modello, un esempio, per tutti gli aspiranti scrittori e non solo.


D: Iniziamo da qualcosa di semplice, dove e quando è nata Sara Di Furia?
R: Ciao a tutti e a tutte! Sono nata a Brescia quasi trentanove anni fa. Amo la mia città ricca di storia.

D: Scaviamo nei ricordi d'infanzia, laddove tutto ha avuto origine... Qual è il primo libro fantasy che ti ricordi di aver letto?
R: Il primo fantasy è stato "La storia infinita" di Michael Ende
Io ero Bastian e Bastian era Atreiu. Semplicemente geniale! Pensa che ho da poco preso un cane bianco, un cotton, e spesso lo chiamo “il mio FORTUNADRAGO” perché è identico alla creatura descritta nel libro! Col senno di poi credo che la scelta della razza non sia stata affatto un caso.


D: E l’ultimo?
L’ultimo fantasy letto è "La leggenda del cacciatore di vampiri" di Seth Grahame-Smith.
E' l’ultimo, ma solo perché mi è piaciuto così tanto che lo rileggo una volta all’anno. 
Tra le novità invece "Pestilentia" di Stefano Mancini, uno scrittore italiano di grande talento, nonché collega di casa editrice.

D: Torniamo a noi, al presente, parlaci un pò di te: chi è e cosa fa nella vita Sara Di Furia?
Sono insegnante in un istituto tecnico ma, come ogni donna, ricopro mille ruoli e compiti: moglie, mamma, figlia, casalinga e scrittrice… o almeno ci provo. Spesso è difficile fare tutto in modo equilibrato stando attenta a non prediligere un aspetto a discapito di un altro. Questo è il motivo per cui non riesco a uscire con un titolo all’anno, mi è impossibile.

D: Per nostra fortuna riesci a trovare del tempo da dedicare alla scrittura! Cos’è per te scrivere?
Fondamentalmente è una necessità, mi rende felice e soprattutto mi rende ciò che sono; ma il mio rapporto con la scrittura è piuttosto complesso: è gioia e soddisfazione, a volte anche frustrazione, lo ammetto. Mi è capitato più di una volta di dire “Adesso basta. Non voglio più scrivere”, ma poi non ci riesco... Anche mio marito si fa una bella risata quando me lo sente dire, non mi crede più nemmeno lui. Se è una passione, non la puoi soffocare, prima o poi ritorna e quando lo fa è più decisa di prima. Non c’è delusione che la possa sconfiggere.
Scrivere, in un certo senso, è il mio miglior psicologo.

D: Nella tua carriera hai scritto libri molto diversi tra loro per genere. Partiamo da “Il mondo di Eva”: perché urban fantasy?
"Il mondo di Eva" è stato il mio primo esperimento letterario, quello con il quale ho fatto il primo passo per misurarmi più che altro con me stessa e vedere se davvero c’era del talento in me. 
Ho scelto di partire con lo urban fantasy perché il fantasy puro era troppo audace per me. La mia creatività si muoveva bene invece dentro la realtà. Dare realismo alla fantasia è difficilissimo, ma se ci si riesce, non si può non appezzare il risultato.

D: Passiamo alla tua seconda opera, “Niccolò Spirito", un fantasy storico. Cos’è successo nel frattempo?
"Niccolò Spirito" (edito da Astro edizioni) è sempre uno urban fantasy ambientato però nella Venezia del ‘700. 
Tra i due romanzi non è accaduto nulla di particolare, è stata solo la vita a lavorare per me. Il periodo pre-stesura è stato difficile dal punto di vista affettivo e questo mi ha gettata in un vortice di negatività. Ho scoperto di avere anch’io un lato oscuro con il quale prima speravo di non dovermi mai scontrare. Ma quando ti trovi di fronte la tua immagine e scopri che non ti piace per niente, hai solo due possibilità: o la affronti e vai avanti facendo tesoro degli errori, o fai finta che colui che hai davanti sia un estraneo. In quest’ultimo caso, sei destinato a ripetere gli stessi sbagli. 
Ho così cominciato a mettere su carta ciò che di me mi aveva ferito, un modo per analizzare con più oggettività quelli che credevo essere dei terribili “difetti” umani e, come tali, anche miei. Ne è nata così una trama imperniata sui sette peccati capitali. 
Vincere, con "Niccolò Spirito", il primo posto alla prima edizione del concorso italiano per Urban fantasy nel 2012 e per “la miglior trama” al "GOLDEN BOOKS AWARDS 2016" (con più di seicento testi in gara) è stata un’emozione indescrivibile.
Del resto, studiare per rendere l’ambientazione il più realistica possibile è stato illuminante. Mi ha fatto capire che il passato per me ha molto più fascio del presente. 
Così, i romanzi che hanno seguito “Niccolò Spirito” sono tutti ambientati in epoche diverse da quella contemporanea... A livello accademico ho una specializzazione in storia quindi c’era già una propensione di base ad amare il passato, ma quando faccio ricerche più approfondite per un romanzo scopro sempre qualcosa di nuovo e inaspettato. Il passato riesce ancora a stupirmi ed emozionarmi.

D: Per avere dei riferimenti storici così puntuali, quante ore di lettura e studio ci sono dietro?
Tantissime! Si tratta di mesi passati a studiare, annotare, catalogare e spulciare dove nessuno andrebbe mai a cercare! Tutto per scovare quel particolare sfuggito a tutti gli altri e che nessuno, prima di te, aveva notato. 
Per non parlare della quantità di libri che SI DEVONO leggere per avere un’idea di come altri hanno reso il medesimo periodo storico che si ha scelto di affrontare. 
In media passo sei mesi in ricerche prima di cominciare a scrivere la prima riga. Questo è un dato che i lettori spesso sottovalutano o ignorano del tutto, ma è una parte essenziale e fondamentale di tutto il lavoro.

D: Tu citi, in "Niccolò Spirito", i 7 peccati capitali… Mettiamo un pò di pepe: gola o lussuria?                                                              
E quale tra i 7 peccati che raffiguri nel romanzo è il tuo preferito?
Gola batte lussuria dieci a zero! 
Sono convinta che tutti i peccati capitali facciano capo a quello di Gola perché, alla fine, non si tratta semplicemente del “volersi ingozzare fino alla morte” come tutti credono. Il peccato di Gola è “il volere di più, tanto di più, di quel che è necessario”. Ed ecco che questo peccato, se portato all’estremo, si trasforma negli altri sei. 
E' proprio lui quello al quale sono più legata nel romanzo. In realtà è una “lei”, Ester. 
Un assaggio direttamente dal romanzo: “Una donna nuda, di piccola statura, magra da far spavento… Curva sulla schiena tutta ossa, faticava persino a respirare. La bocca aperta, dalle labbra inconsistenti, lasciava vedere i denti cariati… Il seno piatto e allungato, poggiava sulle costole a fior di pelle. Il bacino spigoloso, ventre sterile e arido, ospitava un ombelico enorme che rientrava come un buco nero senza fondo… il suo fiato puzzava di carne cruda digerita”. 
Nel mio immaginario, il peccato di Gola non assimila ciò che ingurgita quindi non è mai pago, vuole sempre di più e non si fermerà mai perché ha sempre fame.

D: Passiamo alla tua ultima fatica letteraria ovvero "La Regina Rossa". Parlaci di come è nato e di come è arrivato alla pubblicazione.
Sono sempre stata affascinata dalla storia inglese e in particolare della dinastia Tudor, ma non mi è mai piaciuta l’idea che tutta la colpa delle disgrazie inglesi di quel periodo (il divorzio da Caterina d'Aragona, la scissione con la Chiesa di Roma e molto altro) sia stata data a Anna Bolena. Ho sempre avuto il sentore che sotto ci fosse qualcosa di più, di diverso, e le mie ricerche mi hanno dato ragione. Anna, chiamata "La Regina di Cuori" o "La Regina Rossa" dal Re Enrico VIII, è solo stata vittima della sua famiglia, del maschilismo del tempo, dell’arrivismo umano e del suo secolo. 
Ho voluto così scrivere una storia che rendesse giustizia a questa donna e che ridimensionasse le sue azioni per quel che sono state in realtà... Ovviamente non ho saputo fare a meno di tingere il tutto con una pennellata di fantasia e, questa volta, anche un pò di atmosfere gotiche. 
Finito il romanzo, ho presentato il manoscritto in valutazione presso La Corte Editore, che già conoscevo come casa editrice, seguendo l’iter canonico indicato dal sito. Andai poi a una fiera che si teneva vicino casa mia e parlai del romanzo con lo staff di La Corte presente in fiera, ma senza nutrire grandi speranze. In fondo ero convinta di dover fare ancora molta strada prima di poter approdare lì. Tre mesi dopo, invece, arrivò del tutto inaspettata la proposta editoriale. Non attesi altre proposte da altre case editrici: entrare nella squadra di La Corte era già più di quanto avessi mai potuto sperare. Accettai al volo e da allora “La regina Rossa” mi ha dato davvero tante soddisfazioni.

D: Mentre scrivi, ascolti musica? Oppure bevi un tè o un caffè… C’è qualcosa che ti aiuta a far “volare” le dita sulla tastiera?
All’inizio ascoltavo musica perché mi stimolava molto sulla scia dell’emotività, ma mi sono resa subito conto che può essere una distrazione perché mi fa concentrare sulle emozioni e non sul rigore stilistico di cui, comunque, un buon testo ha bisogno. Ora prediligo l’isolamento e il silenzio che mi permettono di focalizzarmi sull’evolversi della trama e su tutti gli accorgimenti necessari perché ne esca un buon libro.

D: Infine, una puntatina al mercato editoriale: come è nato e come si sta sviluppando il tuo rapporto con le case editrici?
Al momento credo di appartenere ancora alla “vecchia scuola”. Per me un libro, per essere tale, deve avere un editore. Detto ciò, comprendo benissimo le motivazioni che spingono molti miei colleghi a rivolgersi al self publishing: purtroppo non è facile barcamenarsi nei rapporti con gli editori, molte sono le porte chiuse in faccia, moltissime le occasioni negate, di più le delusioni, la frustrazione e spesso la rabbia, contratti e pagamenti non rispettati, speranze negate. Il self publishing dà una libertà che nessuna casa editrice concede.
Il futuro è incerto per il mondo editoriale: c’è chi dice che le case editrici scompariranno e chi invece prevede un ritorno “alla vecchia maniera”. Onestamente non lo so. Per ora vado per la mia strada, penso a scrivere e poi si vedrà.

D: E il tuo rapporto con il digital marketing?
In tutta sincerità non ho molta dimestichezza con questo mondo, preferisco scrivere e lasciare che sia la casa editrice a occuparsi di questo aspetto (ma conosco tanti autori che si trovano a dover fare l’uno e l’altro. Sarò antiquata ma sempre la mia “vecchia scuola” mi dice che lo scrittore deve fare lo scrittore. Punto).
Credo però che il digital marketing sia fondamentale per dare visibilità a un testo, al suo autore e alla casa editrice che lo rappresenta. Ormai tutta la nostra vita gira attorno ai social, è inutile dire che sia uno strumento preziosissimo.

D: In Italia si scrive molto: un consiglio a chi voglia seguire il tuo esempio e diventare scrittore.
Studiare tanto, fare corsi di scrittura, mettersi in gioco e non prendersi troppo sul serio.
Ingrediente fondamentale è l’umiltà di accogliere correzioni e suggerimenti da chi è più esperto e preparato.
Da questo punto di vista sono stata davvero fortunata: nel 2012 un incontro con Fabiana Redivo, signora del fantasy italiano, è stato provvidenziale. Da allora ho avuto un’insegnante e una consigliera straordinaria!
A ogni modo, si deve avere la voglia di rimboccarsi le maniche perché in questo settore non si finisce mai di imparare e di crescere.

D: Ultima domanda, non può mancare, quali i tuoi progetti futuri e scritti nel cassetto?
Dopo “La Regina Rossa” ho portato a termine un thriller inanellato alle vicende di Jack lo squartatore dando la mia personalissima (e leggermente fantasiosa) versione dei fatti dell’epoca: al momento il testo è in valutazione, chissà che cosa porterà l’anno nuovo… incrociate le dita!
Al momento, sto lavorando a un thriller storico puro sulla storia di Francisco Goya e il mistero racchiuso nelle sue tele. Questa volta l’idea è quella di non inserire elementi fantastici ma… sarà dura. Una nuova sfida mi aspetta, cosa posso desiderare di più?

Carissimi e carissime, spero che questa intervista vi sia piaciuta almeno la metà di quanto è piaciuto a me farla. Sono onorato, e per questo ringrazio di cuore Sara di Furia e le faccio i miei migliori auguri per una carriera ricca di altre soddisfazioni.
Sono sicuro che questo è solo un arrivederci 😄


Photogallery e video
"Niccolò Spirito" - Premio per “miglior trama” al
Golden Books Awards 2016























Sara Di Furia - "Niccolò Spirito" - Intervista Tv



            Book trailer - "Il Mondo di Eva"


Book trailer - "Niccolò Spirito"

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