sabato 17 dicembre 2016

Marco Lorenzini e il suo "Argento Freddo": l'intervista.

Buongiorno carissimi amici e carissime amiche.
Come promesso, iniziamo con le interviste a valenti autori e coraggiosi editori del mondo letterario italiano.
Quest'oggi  voglio presentarvi uno scrittore sicuramente anticonformista: Marco Lorenzini, autore del romanzo "Argento Freddo", presentato da ultimo presso il "Caffè degli artisti" di Pordenone in data 2 dicembre 2016.











Marco Lorenzini, classe 1976, ha cominciato a scrivere da adolescente: dapprima poesie, poi brevi prose. Nel 1996 ha steso un racconto di quattro pagine con l’intento di farne un fumetto assieme a un’amica; sebbene la cosa non sia andata in porto, ha continuato a scrivere.
Nel corso degli anni, l'autore ha partecipato a numerosi concorsi letterari ed ora ha al suo attivo racconti e romanzi, tra cui “Argento Freddo” pubblicato da Edigiò.

D: Perché hai iniziato a scrivere? Un impulso, un bisogno o un’idea in particolare?

R: Ho iniziato durante l’adolescenza per buttare fuori il dolore, raccontando, di fatto, la mia vita in chiave romanzata. In seguito, da Argento Freddo in poi, è sempre stata una sfida con generi letterari sempre diversi. Ho fatto sperimentazioni di lunghezza, prospettiva, gestione dei personaggi in maniera differente, caratterizzazioni e descrizioni ogni volta più approfondite e minuziose. Insomma, più che scrittore, mi piace definirmi sperimentatore.

D: Come ti è venuta l’idea del titolo di questo tuo romanzo? Perché nomi così insoliti per i tuoi personaggi (soprattutto quelli principali)?

R: Prima di scegliere il titolo ci ho pensato molto. Non volevo un titolo banale come ad esempio “Il riscatto” o “Una nuova vita” o cose simili, come la trama suggerisce. Volevo qualcosa di aggressivo e decisivo. Era quello il periodo in cui avevo iniziato ad amare Corto Maltese e, di fatto, mi piaceva l’idea di un nome composto. Dopo un bel pò ho deciso che volevo un titolo che caratterizzasse il personaggio più che la storia e così è nato Freddo, poi Argento in quanto era un colore che mi piaceva molto.
Per quanto riguarda la caratteristica dei nomi, volevo dei nomi particolari, non comuni. Non sono un tipo da stereotipi e, quindi, non lo sono nemmeno i personaggi. Argento è un personaggio che all’inizio è proprio freddo, deciso a portare a termine il suo lavoro costi quel che costi, poi cambia.

Piuma Bianca è colei che diviene la sua compagna ed è una persona stupenda, carismatica e amorevole. Volevo descrivesse il carattere delicato del personaggio femminile.

Bos invece… beh, ha questo nome perché una volta, al lavoro, c’era stato un dialogo con un mio collega che disse: “devo fare questo bussolotto” e io, capendo male, gli chiesi “bossolo?” Lui sorridendo mi disse che Bossolo ero io. Da quella situazione decisi di chiamare Bossolo la spalla di Argento. Era un nome simpatico come il personaggio che avevo in mente.

D: Il tema della cecità ha per te un significato (anche solo metaforico) importante? E i riferimenti alla vista, quella aurica, del terzo occhio?
R: Per quanto riguarda la prima domanda, ho voluto pensare a chi non ha la possibilità di vedere.
Si sente parlare spesso di eroi o supereroi dotati di poteri fantastici ma hanno anche tutti i sensi che funzionano; di personaggi che hanno degli handicap, quasi mai. Certo, c’è Daredevil che, per la cronaca, ho conosciuto solo nel 2007 o 2008. Lui ha un problema con la vista, ma lo risolve in un altro modo che, credo, tutti oggi conoscono. Per Argento ho voluto complicare un pò le cose.
Mi piace creare situazioni difficili per i miei personaggi e poi riuscire a venirne a capo. È una sfida anche per me.
Avevo fatto dei corsi per imparare cosa sia e come funziona il terzo occhio e il campo aurico che tutti abbiamo, ancora a fine anni ’90, corsi che mi son tornati utili per questo libro. Certo, magari ho un pò romanzato il tutto, tuttavia mi piace come ho messo giù gli “esercizi” che fa prima di riacquistare la parziale capacità di vedere.

D: La tecnologia è vista inizialmente in modo molto negativo; rispecchia la tua personale visione e opinione o è una scelta letteraria?

R: Eh, qui mi chiedi di scoprirmi. Sì, rispecchia il mio modo di vedere le cose.
Viviamo in un mondo dominato da una tecnologia senza la quale sembra che l’uomo non sappia vivere. Argento invece ci riesce proprio perché l’ha sempre rifiutata, rimanendo in un mondo, per così dire, passato.  È uno che, come me, preferisce andare avanti con le proprie gambe senza appoggiarsi a nuove strumentazioni… Ma come me, si accorge che a un certo punto deve lasciarsi alle spalle i preconcetti e accettare un nuovo sistema se vuole andare avanti.
È una metafora della vita, di quello che io, come altri, mi trovo a dover fronteggiare giorno dopo giorno perché il mondo va avanti, giorno dopo giorno, con la tecnologia.

D: Il protagonista è un sicario che alla fine diventa un giustiziere, quasi un supereroe: la scelta di questi ruoli ti è stata suggerita dalle tue letture, dai film/cartoni che vedi, dai fumetti che leggi o è puramente letteraria?

R: Sicuramente hanno influito, almeno all’inizio. Poi sono andato per la mia strada, cercando di tirare fuori qualcosa di originale. Non mi piace copiare e nemmeno prendere spunto, cerco sempre di creare qualcosa di mio pugno.
La mia intenzione iniziale era quella di mostrare come un uomo può sempre riprendersi dopo una caduta che, in questo caso, è la perdita della vista, quasi una cosa essenziale nel mondo odierno fatto principalmente di immagini. Ho scelto questo tema proprio per questo. Che poi, nella stesura, sia divenuto quasi un eroe, è sfociato in seguito.
Il fatto che sia un arciere, invece, è da attribuirsi al fatto che avevo da poco iniziato a fare tiro con l’arco ed ero molto preso da questo. Mi è stato detto: “si vede che hai fatto tiro con l’arco, ci sono molte cose tecniche”. Tuttavia, sebbene ci siano termini specifici, ho cercato di spiegarli in modo semplice.
Qualcuno, senza leggere il libro, mi ha anche chiesto se io abbia copiato o mi sia ispirato ad "Arrow". Rispondo sempre che Argento Freddo l’ho scritto nel 2003, mentre "Freccia Verde", a cui si ispira Arrow, l’ho conosciuto solo nel 2006 grazie alla serie tv "Smallville". Non sono un fanatico dei supereroi Marvel e DC, anzi. Potrei dire che, se proprio me ne piace uno, quello è "Flash", conosciuto grazie a John Wesley Shipp, il quale lo ha portato in tv negli anni’90. Quello sì, mi piaceva. L’ultimo no.

D: Hai scritto altro?

R: Ho scritto molto, sì. Ho materiale per sette libri e tutti di genere differente: dal thriller come Argento Freddo, al fantasy; dalla fantascienza allo steampunk; dalle storie per bambini al western.
Con quasi tutti quelli con cui ho partecipato a dei concorsi, ho ricevuto dei premi o sono comunque giunto tra i finalisti. Il problema non è scrivere ma pubblicare o, meglio, trovare chi ti pubblica.
Anche se, devo dire, da quando ho un gatto mi è un po’ difficile anche trovare il tempo per scrivere.

D: Per gli altri personaggi, ti sei ispirato a persone reali o sono frutto di fantasia?

R: Argento stesso è un personaggio di fantasia. Di mio ha molto poco: l’avversità per la tecnologia e la passione per il tiro con l’arco.
Bos è il compagno fedele; l’ho immaginato come il simpatico locandiere che parla di tutto con tutti, ma tiene ben riservato il suo rapporto con Argento Freddo.
Un personaggio per cui ho preso spunto dalla realtà è Piuma Bianca. Nella mia vita ho davvero incontrato una persona così, come l’ho descritta, poi però le nostre strade si sono divise e, ciò nonostante, ho voluto ricordarla in questo modo poiché lei, come fa Piuma Bianca con Argento, mi ha dato un modo diverso di vedere le cose. Ma io e Argento non abbiamo lo stesso destino.

D: Per l’ambientazione ti sei ispirato a luoghi reali?

R: No, decisamente no. Ho pensato a una classica metropoli che ha la sua periferia, dove vive Argento, però non ho pensato a un luogo nello specifico, anzi, ho voluto crearlo dalle fondamenta. Come ho detto, non mi piace copiare bensì creare. Anche creare è una sfida, e a me piacciono le sfide.

D: Cos’hai di nuovo in programma?

R: In lavorazione c’è molto materiale ma principalmente vorrei terminare un romanzo dieselpunk, iniziato da un anno circa, e uno di fantascienza che ho in piedi da tre anni.
Poi vediamo se l’ispirazione me lo consentirà o mi porterà a fare qualcosa di nuovo. 

Sto anche cercando di pubblicare qualche scritto che ho nel cassetto. Vedremo come andrà.

Ringrazio moltissimo Marco Lorenzini per avermi invitato alla presentazione del suo libro e per avermi concesso questa interessante, spero anche per voi, intervista.
Continuate a seguire "il fantasy secondo zaffo" perché terrò d'occhio Marco Lorenzini continuando a seguire il suo percorso letterario.


Una piccola fotogallery per conoscere meglio Marco Lorenzini


















Zaffo