martedì 6 dicembre 2016

Bran il Paladino Attacco al Tempio - Cap. 1: Ritorno al Tempio

Tempo di lettura 10 min.

Dopo la sua missione presso un villaggio attorno ad Ororia, Bran Llyr fa ritorno in città per consegnare nella mani dei Chierici il Mezzelfo Frederik e il suo compare Mezzorco; i due delinquenti colti in fragante presso la fattoria del vecchio Tob. 
Bran si recherà poi presso il Tempio dei Paladini del suo ordine per fare rapporto al suo Maestro, Thoris il quale, però, sembra nascondere qualcosa: un fardello troppo pesante, un segreto troppo importante.

1 - RITORNO AL TEMPIO

Il giovane Bran cavalcò per tutta la notte; una notte gelida in cui, unica consolazione, poté godere dello splendido spettacolo offertogli da un cielo sgombro ricoperto da un infinito velo di stelle.
La Luna, regina della notte, indossava una corona di astri così splendenti da sembrare diamanti, mentre le pieghe della sua veste blu erano arricchite di gemme brillanti, grandi e piccole, che insieme formavano miriadi di costellazioni dai disegni più vari.
Per Bran, il cielo notturno aveva sempre avuto un che di magico, come se le divinità si fossero divertite a dipingere sullo sfondo del mondo la loro più sublime fantasia. Desideroso di saper attribuire un nome a tutte quelle costellazioni, più di una volta si era ripromesso di studiare un pò di astrologia, ma tante altre volte non ne aveva mai avuto l’occasione.
A strapparlo dalla sua idilliaca tranquillità fu un gorgogliante ruggito del Mezzorco che, svegliatosi, faticò a capire dove si trovasse e perché fosse legato in sella ad un cavallo.
         <<Farai meglio a non disturbarmi>> lo redarguì Bran, scocciato. <<Con i malviventi come voi due la mia pazienza tende ad esaurirsi molto in fretta.>>
Solo dopo alcuni minuti, il Mezzorco riuscì a ricordare.
         <<Maledetto, tu e i tuoi trucchetti da quattro soldi!>> grugnì il bestione divincolandosi in sella al cavallo al quale era assicurato.
         <<Servirà solo a farmi innervosire>> lo avvertì il giovane paladino. <<Disarmato e legato come un salame non puoi che restartene tranquillo fino a destinazione.>>
         <<Sei uno di quei bastardi Paladini, non è vero?>> gli chiese l’altro con una buona dose di disprezzo nella voce.
         Bran, a quel punto, fece fermare le cavalcature e, sceso di sella, si avvicinò al Mezzorco mettendosi al livello della sua faccia.
<<Un Paladino di Orus che, se non terrai quella tua brutta linguaccia tra i denti, ti farà stare tranquillo con le cattive>> gli rispose piantandogli negli occhi uno sguardo di ghiaccio.
         <<Prega il tuo Dio di non rincontrarmi libero ed armato!>> esclamò l’altro sputandogli addosso.
         <<Non penso che uscirete tanto presto dalle prigioni della Torre del Conclave di Ororia>> rispose Bran prendendolo per i capelli. <<Ed ora taci, delinquente, non osare disturbarmi ancora una volta!>> concluse mollando la presa.
Il Mezzorco, dal canto suo, non volle saperne di starsene zitto e buono. Continuando ad imprecare contro il suo carceriere ed a bestemmiare Orus, lo costrinse a smontare da cavallo una seconda volta.
         <<Forse non ci siamo capiti>> esordì il paladino passandosi la mano tra i lunghi capelli biondi. <<Scusa tanto, devo essermi spiegato male>> gli disse sfoderando la spada con fare minaccioso.
         <<Ma tu non puoi…>> iniziò a balbettare il Mezzorco <<sei un paladino…>> continuò cercando di liberarsi.
         <<Ah, si?>> fece Bran sollevandogli la testa per i capelli ed appoggiandogli il filo della spada sulla gola. <<Non vedo nessuno in giro a quest’ora. Nessuno lo verrebbe a sapere, e del resto dubito che qualcuno sentirà la mancanza di voi due malviventi…>> continuò premendogli la lama sul collo; dal canto suo, il malfattore prese a dimenarsi disperatamente cercando di sciogliere i nodi delle corde che lo costringevano all’immobilità.
Vedendo il terrore negli occhi dell’altro, Bran seppe di aver raggiunto il suo scopo.
         <<Ma hai ragione>> continuò allentando la presa sui capelli del Mezzorco <<non posso e non voglio ucciderti in questa maniera>> gli disse rinfoderando la spada, lasciandogli andare la testa e dandogli le spalle come per rimontare in sella.
Un sorriso di soddisfazione si aprì sul volto del Mezzorco.
         <<Ecco il vostro problema… Siete degli sporchi codardi!>> gridò sputando.
         <<Ma posso risolvere il problema in un’altra maniera>> riprese Bran con freddezza. Giratosi di scatto, il paladino abbatté il pomo dell’arma sulla testa del Mezzorco, facendolo ripiombare in uno stato di incoscienza.
Scuotendo la testa, sconsolato, rimontò a cavallo.
         <<Manca poco>> sussurrò rivolto all’animale, accarezzandogli la bianca criniera <<poi io avrò il mio letto e tu il tuo fieno.>>

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Il giovane paladino dai lunghi capelli biondi, fece il suo ingresso ad Ororia quando mancavano poche ore all’alba. Il guardiano dell’ingresso est, da dietro il grande portone di legno rinforzato con pesanti borchie di ferro, appena lo ebbe riconosciuto gli diede il benvenuto.
         <<Qual vento vi porta in città a quest’ora tarda della notte, Bianco Bran?>> gli chiese l’anziano dalla faccia stanca e segnata dal sonno, disserrando i numerosi lucchetti cigolanti.
         <<Non un buon vento, mio buon Jair. Devo portare questi due delinquenti alla Torre del Conclave dove saranno processati e, se come credo giudicati colpevoli, messi al fresco per un bel pò.>>
         <<Il vento del dovere, quindi…>> gli rispose il guardiano apprestandosi ad aprire il portone quel tanto che bastò a permettere l’ingresso dei cavalli. <<Del resto non potrebbe essere altrimenti, per un buon paladino qual’e lei>> concluse sorridendogli con benevolenza.
         <<Siete troppo generoso, Jair>> ricambiò Bran porgendogli, con un sorriso tirato dalla stanchezza, una moneta d’argento.
         <<Mai quanto lo siete voi, buon cavaliere!>> esclamò contento l’anziano mentre Bran già si stava dirigendo verso il centro di Ororia.
Giunto presso la Torre del Conclave, un’alta costruzione in pietra perfettamente levigata e lucidata che dominava la città, Bran bussò forte tirando il batacchio d’ottone a foggia di sole raggiante. In risposta al sordo tonfo, un giovane chierico dalle ampie vesti argentee lo accolse con gentilezza.
         <<Che lo splendore di Orus scenda su di te, Bianco Paladino.>>
         <<E su di te>> recitò Bran. <<Ho il dovere di consegnarvi questi due malviventi imputati di atti spregevoli>> continuò in tono formale.
         <<Abbiate la pazienza di aspettare solo qualche istante. Farò chiamare due guardie per scortarli fino alle celle>> gli rispose l’altro.
Alcuni minuti dopo, il chierico accompagnato da due uomini in armatura leggera, armati di randello e spada corta, tornò da Bran a prelevare il Mezzorco ed il Mezzelfo che, ancora incoscienti, furono trascinati via.
Dopo aver riferito al chierico, con dovizia di particolari, tutte le informazioni sui due delinquenti e sulle loro malefatte, il giovane paladino rimontò in sella e, prese le redini degli altri due cavalli, si congedò avviandosi verso le stalle che si trovavano appena fuori delle mura cittadine, dove avrebbe depositato gli animali.
Stanco, assonnato ed affamato, Bran fu costretto a recarsi al Tempio a piedi.
         <<Le leggi sono fatte per essere rispettate>> si disse, ripetendo una delle prime lezioni impartitegli da Thoris, suo Maestro <<altrimenti regnerebbe il caos e ciò non dovrà mai accadere>> concluse con un sorriso, pensando che una tale spiegazione non avrebbe di certo convinto i suoi muscoli a smettere di dolergli.
Lanciando l’ultimo sguardo malinconico alla notte morente, ad una Luna pronta a cedere il posto ai splendenti raggi del Sole, il giovane Bran mise piede nel Tempio.
Nella cappella antistante, a quell’ora del mattino, solo un paio di persone si trovavano inginocchiate sui banchi, intente a pregare Orus affinché concedesse loro qualche grazia, o a ringraziarlo per quelle ricevute. Bran l’attraversò in religioso silenzio con il capo chino ed il passo leggero.
Svoltato a sinistra, si inoltrò in quella parte del Tempio alla quale avevano accesso solo i paladini ed i pochi chierici che ivi dimoravano: i bei corridoi dalle pareti di pietra bianca, illuminati soffusamente dalle dolci fiamme opulente delle torce appese al muro, sarebbero rimasti vuoti fino all’alba quando tutti si sarebbero svegliati per benedire il nuovo giorno.
La sua stanza non si trovava molto distante dall’inizio di quel primo corridoio e, nel giro di un minuto, la raggiunse. Una volta entrato, poté finalmente ringraziare Orus di avergli concesso un meritato riposo e, dopo essersi sfilato la tunica ed il mantello recanti in bella vista il sole raggiante, simbolo del suo Dio, ed essersi liberato dall’armatura di cuoio borchiato e della cotta di maglia, Bran si lasciò cadere, esausto, sul suo morbido letto.

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Ben presto però, il sole di mezzogiorno, dall’alto di un cielo limpido e terso, illuminò la finestra della stanza da letto del paladino dai dolci lineamenti contornati dai lunghi capelli biondi; i soffici raggi di quel sole invernale si posarono sul suo volto. Rinfrancato nel corpo, nella mente e nello spirito, Bran si riebbe dolcemente.
Messosi a sedere sul letto, stiracchiandosi e stropicciandosi gli occhi, si diresse con passo pigro verso il lavello di pietra sistemato in una piccola stanzetta antistante. Lì, mise la testa sotto l’acqua limpida e fresca che ebbe l’effetto di schiarirgli le idee.
Lavatosi per bene così da togliersi di dosso i residui delle fatiche del giorno precedente, nonché il forte odore di sudore, cuoio e cavallo, tornò di là per prendersi cura dell'armatura e delle armi le quali andavano periodicamente ripulite e lucidate.
Adempiute con solerzia quelle quotidiane incombenze, vestito ed armato, Bran si apprestò verso la cappella dove, per tutta l’ora seguente, avrebbe rivolto le sue preghiere ad Orus affinché gli concedesse la forza divina di lanciare le sue invocazioni.
Così, alle due di un soleggiato pomeriggio d’inverno, il giovane paladino si mise alla ricerca di Thoris al quale avrebbe dovuto fare rapporto. Lo trovò presso il grande cortile centrale del Tempio, intento a terminare i suoi esercizi marziali, in compagnia di un paio di giovanissime reclute. Fermatosi al limitare del giardino, aspettò pazientemente che Thoris lo notasse.
         <<Mi stavo giusto chiedendo dove fossi andato a finire!>> esordì il Maestro della Gilda, interrompendo la lezione di scherma.
         <<In realtà, non mi trovavo molto distante>> gli rispose il giovane Bran, sorridente, tendendogli il braccio in segno di saluto.
         <<Allora, cosa devi riferirmi rispetto alla tua ultima missione?>> gli chiese l’altro dopo aver rinfoderato lo spadone, afferrandogli il braccio con una stretta forte e calorosa così da ricambiare il saluto.
         <<Molte cose, Maestro, di cui alcune impreviste>> gli spiegò <<ma sarà meglio che ve ne parli davanti ad un buon pasto poiché l’ora del pranzo è passata senza che potessi mettermi a tavola, ed ora il mio stomaco reclama cibo>> continuò chiedendogli di accompagnarlo al refettorio del Tempio.
         <<Continuate pure con questi esercizi>> gridò Thoris agli aspiranti paladini che si stavano allenando <<io sarò di ritorno tra una mezz’ora circa>> disse incamminandosi con Bran.
Percorrendo i soleggiati corridoi di pietra bianca, i due raggiunsero il refettorio nel giro di alcuni minuti. Lì trovarono Kruiff, un Mezzorco sui trent’anni con un sorprendente sorriso sempre stampato in volto.
         <<Oh, Maestro Thoris, Bianco Bran>> li salutò con la grossa mano callosa, smettendo di spazzare il pavimento. <<Temo che siate arrivati troppo tardi per il pranzo!>> li informò grattandosi la testa.
         <<Salve buon Kruiff>> gli rispose Bran mentre Thoris ricambiava il saluto con un leggero inchino. <<Quest’oggi non ho potuto pranzare per tempo, ma ti sarei molto grato se potessi andare in cucina a controllare se sia ancora rimasto qualcosa>> lo pregò il giovane paladino.
         <<Beh, penso di sì, non dovrebbe essere un problema>> acconsentì il Mezzorco dirigendosi con passo svelto verso le cucine. <<Anche se non posso prometterle niente>> avvertì.
         <<Qualsiasi cosa di commestibile sarà ben accetta!>>
Le cucine, tra le stanze più grandi del Tempio, si trovavano a quell’ora in uno stato di totale confusione: piatti, posate e capienti pentole sporche assieme ad alte pile di bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti, brocche di acqua e di vino bianco e rosso invadevano ripiani e lavelli fondi come vasche.
Kruiff, che di quelle cucine era il re, avrebbe dovuto, assieme a Tesla, l’Umana sua moglie che della cucina era la regina, provvedere a pulire e riordinare tutto in tempo utile per preparare la cena.
Il Mezzorco, cacciato malamente dalla sua tribù perché ritenuto colpevolmente poco dedito alla guerra ed alle crudeltà che ne venivano di conseguenza, aveva trovato in Ororia, e nel Tempio in particolare, un ambiente disposto ad accettarlo per quello che era al di là della razza e del rude aspetto fisico… Un aspetto che a sua moglie, Tesla, non dispiaceva per nulla, anzi…
Kruiff proveniva dalle Terre Selvagge al di là dei confini del Sacro Regno, ed appena undicenne era stato trovato da Damien in uno stato penoso: seminudo, malnutrito e disidratato, quasi in fin di vita. Il paladino, allora Maestro della Gilda, ne aveva avuto una grande pietà decidendo che sarebbe stata cosa buona e giusta, gradita allo stesso Orus, prestargli aiuto. Così lo portò con sé presso il Tempio dove fu curato, sfamato, dissetato e vestito. Il Mezzorco e Damien divennero presto buoni amici: i modi gentili del paladino fecero si che l’altro si aprisse nei suoi confronti, finendo con il raccontargli del suo esilio. Con lo sconforto nel cuore e lo stomaco in tumulto, Kruiff raccontò all’allora Maestro della Gilda di una razzia in un villaggio di Mezzelfi finita in massacro. Lui, a differenza dei suoi compagni, gli raccontò, non riuscì ad ammazzare nemmeno un nemico né a stuprare nessuna donna; mentre gli altri Mezzorchi si dedicavano a rubare tutto ciò che potevano trasportare e ad incendiare il resto, lui se ne stette immobile, come impietrito, ad osservare quello scempio finendo con lo stare male dal disgusto provato. Tornati al loro accampamento, deluso ed irritato dal comportamento del figlio, suo padre lo diseredò dinnanzi all’anziano sciamano il quale, venuto a conoscenza della sua condotta, non esitò a condannarlo all’esilio.           <<Ecco qui qualcosa da mettere sotto i denti, Bianco Bran!>> esclamò Kruiff porgendo al paladino un paio di piatti colmi di ciò che era avanzato dal pranzo. <<Un pò freddo, forse, ma sempre di cibo si tratta>> concluse appoggiandoli al tavolo al quale i due paladini si erano nel frattempo accomodati.
         <<Non avrei potuto desiderare di meglio, te lo assicuro. Ti ringrazio Kruiff>> gli rispose Bran prendendo i piatti e le posate dalle mani del Mezzorco.
         <<Buon appetito!>> gli augurò il cuoco mettendogli davanti un bicchiere ed una piccola caraffa di vino rosso, tornando poi ai suoi lavori, lasciandoli così soli.
         <<Allora, Bran?>> gli chiese quasi sottovoce Thoris, nel silenzio del refettorio, osservandolo addentare una coscia di pollo cotto allo spiedo.
         <<Si, scusi Maestro>> si affrettò a rispondere il giovane paladino deglutendo il saporito boccone.
Tra morsi e sorsi, Bran raccontò al suo Maestro tutto quanto era accaduto presso il villaggio di contadini. Due furono i punti che il giovane sottolineò: la strana presenza dell’Imp, il demonietto alato, e l’illecita attività di strozzinaggio del Mezzelfo Frederik.
Mentre parlava, però, il giovane paladino, che aveva l’abitudine di osservare dritto negli occhi il suo interlocutore, percepì una strana ombra nello sguardo dell’altro come un velo che gli oscurasse a tratti le pupille e gli segnasse i duri lineamenti.
         <<Davvero ben fatto>> si complimentò Thoris dandogli un’affettuosa pacca sulla spalla. <<Ti sei comportato in maniera impeccabile e così facendo hai reso grazie a Nostro Signore Orus. Stai dimostrando di crescere in saggezza, mio allievo, e ricorda che è la forza d’animo la più importante tra le virtù di un paladino>> concluse sorridendogli.
Un sorriso che al giovane sembrò costargli fatica, quasi tirato.
         <<E’ successo qualcosa di interessante, in mia assenza?>> gli chiese Bran sorseggiando l’ultimo bicchiere di vino, spinto da una strana sensazione.
         <<No, o almeno niente che sia degno di nota. La vita ad Ororia scorre tranquilla come sempre.>>
         <<Beh, ne sono lieto>> gli rispose l’altro, non del tutto convinto.
         <<In realtà>> continuò poi Thoris accarezzandosi le guance coperte di una rada barba nera appena spruzzata d’argento <<i malati sono stati un pò più del solito ma per fortuna i Chierici si sono presi cura della maggior parte di loro>> concluse.
         <<Un qualche tipo di epidemia?>> gli chiese Bran, interessato.
         <<Non proprio, più che altro una forma di spossatezza e di generale malessere. Niente di così grave considerato anche che la maggior parte dei malati appartiene alle fasce più povere e peggio nutrite della popolazione>> gli spiegò Thoris stringendosi il petto con la mano destra, all’altezza del medaglione a foggia di sole raggiante.
         <<Malnutrizione, quindi>> dedusse il giovane dagli scintillanti occhi azzurri, percependo ancora una volta quell’ombra nello sguardo del suo Maestro.
         <<Potrebbe darsi di sì, infatti il Tempio si è molto impegnato, ed ancora si impegna, in una distribuzione eccezionale di generi alimentari ai più poveri>> lo informò il paladino dagli occhi nocciola.
         <<C’è qualcosa che non va?>> chiese subito Bran cogliendolo di sorpresa.
         <<No, no, solo la testa mi gira leggermente… Colpa del grande uso di incantesimi curativi e delle mille e più incombenze che mi tengono occupato ad ogni ora del giorno e della notte>> tagliò corto Thoris alzandosi in piedi. <<E’ ora che torni agli esercizi di scherma, mi staranno aspettando in cortile>> si affrettò ad aggiungere tendendogli il braccio in segno di saluto, subito ricambiato dall’altro.
         <<Stai, stai pure un altro pò>> aggiunse poi vedendo il giovane paladino intenzionato ad accompagnarlo. <<Magari solleva Kruiff dall’incombenza di sparecchiare… Ha sempre così tanto lavoro che una mano gli sarà di gradimento.>>
         <<Si, Maestro, penso che abbiate ragione>> gli rispose il biondo paladino apprestandosi a riordinare il tavolo.


Ed è con gran piacere che, per la lettura di questo primo capitolo del mio romanzo, vi suggerisco il sottofondo musicale che mi ha ispirato nella sua stesura... Speriamo possa esservi piacevole all'ascolto ed aiutarvi a gustare meglio le pagine di cui sopra: Rhapsody - Il canto del ventoBlind Guardian - Frutto del buioAxxis - Living in a world.

Leggete amici ed entrate nel mondo di Bran il Paladino!

Zaffo